La basilica di Saint Denis, altissimo esempio di gotico rayonnant, si trova nei pressi di Parigi. È una delle chiese più importanti della civiltà cristiana, un luogo fortemente simbolico. Custodisce le spoglie dei re di Francia. Un trionfo di vetrate colorate con episodi della Bibbia e della vita dei santi. Ma queste vetrate (le finestre vive) raccontano, forse anche storie dei "dei minori" (...giovedì 17 agosto 2002, nel pomeriggio, centrotrenta senza-documenti hanno occupato la basilica di Saint Denis...) , uomini che migrano per necessità, per fede, per conoscenza, per affetto. Uomini sulla soglia, con i quali occorre in ogni caso condividere la fierezza della parola, le risorse duttili della lingua, il retaggio di una millenaria cultura. "Sans papiers" forse ma non "sans paroles".

La proposta poetica di Raymond André invita a fare della personale esperienza dei molteplici "protagonisti" un'esperienza più vasta, ascrivibile, in qualche modo, a tutti noi lettori. Purché siamo tutti residenti in rue des Etrangers, tutti possiamo dire non disperderla questa polvere   soffiala / c'est moi. Tutti siamo un po' Bartleby. Un po' Emily. Un po' Beckett. Un po' John Fante italoabruzzeseamericano. Un po' minatori, muratori e minareti. Tutti un po' salvi dalla propria contrada / se la lingua riesce a liberarsi dal palato. Infine, all'ultima pagina, la lingua in effetti si libera anche dalla gabbia alfabetica. Si fa segno tra i segni: aste e barre e rune e righe di grafite. Sono i rayons di Raymond, le sue raisons in boccio sulla pagina perché: fiorire è il fine.

dalla prefazione di Mara Cini, in Le voci della luna, periodico di informazione e Cultura Letteraria e Artistica, Speciale dedicato al Premio Letterario Renato Giorgi 2004, 10° edizione.

  <<< Raymond Di Vitantonio