Per RAYMOND

di Antonio Alleva (1)

Antonio Alleva era un amico fraterno di Raymond André Di Vitantonio.

Condividevano tre potenti passioni, tre vincoli di fratellanza: la poesia, le bocce e l'Inter.

Antonio affida ben volentieri a noi, al sito del Liceo Artistico, scuola che fu uno dei cuori della vita di Raymond, il suo personalissimo saluto all'amico (saluto che era stato concepito come orazione da dire a voce alta, in chiesa, il giorno del funerale, tra il feretro e il cero pasquale):

 

 breve orazione per il fratello henrì

Ti chiamavo Henrì, continuerò a chiamarti Henrì. E tu chiamavi me Bartleby, Henrì e Bartleby, ossia i nostri nomi nell'altra nostra vita, quella più intensa e irreversibile, la vita dei poeti nella città croce e delizia della poesia. La vita, e il sangue su cui soffia forte il nostro severo angelo. E ora ascolta bene quello che ti dico: poi ieri sera l'Inter ha vinto col Chelsea, e le bocce sono qui - come vedi - accanto a te. Chi dimenticherà più lo stile inconfondibile con cui miravi al pallino? Per il resto, carissimo Henrì, il n'y a rien au dehors de texte, non c'è niente fuori dal testo. Ricordi? Ne eri profondamente convinto, ne siamo ancora profondamente convinti. Fuori dal testo imperversano solo le turbolenze del mondo e il cuore sempre spezzato degli uomini, guardaci adesso ad esempio, stipati sotto la luce delle vetrate della tua chiesa, le vetrate della tua Saint Denis, guarda il fiume di lacrime dei tuoi cari, dei tuoi allievi, dei tuoi amici, dei tuoi fratelli poeti: i poeti che sono qui, e quelli lontani che ti conoscevano e apprezzavano e che già hanno saputo.

Verrebbe da rimproverarti per averci lasciati così presto tutti più soli, ma farlo sarebbe un'altra fragilità del cuore umano. Bartleby che ti parla, come ben sai, è puro io-narrante, Bartleby sorride lungimirante, per Bartleby - esattamente come per il Dio dei credenti - solo il tuo soma infragilito ha chiesto e ottenuto il congedo terreno:

ha chiesto e ottenuto sollievo l'esausto sans papiers.

In quest'arte marziale che chiamiamo poesia, solo Raymond e Remo - caro Henrì - hanno pagato il prezzo più alto: non ce l'hanno fatta a reggere il passo verso quel nuovo sentiero per la cascata. Tu invece sei saldamente qui, anche ora mentre scrivo anche ora mentre ti parlo a voce alta tra il feretro e il cero pasquale, anche ora che sto per dirti aurevoir: devo andare, mi stai chiamando all'aria aperta, sento nitido il campanello del carrellino dei gelati, nitidi gli squilli della tua trombetta di latta dorata, li sentirò anche domani e domani l'altro, li sentirò anche in mezzo all'ennesima primavera che già sta per arrivare. Devo andare. Ma prima, carissimo Henrì, lascia che Bartleby ti accarezzi con la musica di Amèlie Poulain, col canto all'arsura del tuo Montale, con le meraviglianti scintille della fucina eterna del tuo Dante, coi baffoni del tuo Pascoli, col palmo esperto del mio vecchio villaggio che oggi è corso qui perché anche tu eri suo figlio: lascia che Bartleby ti accarezzi col tenero soffio del nostro angelo, e soprattutto con le parole di quella tua poesia preferita che già avevi intitolato congedo:

 

rue des Étrangers

            congedo

      

            l'uscio si schiude

per quella linea di frontiera che potrebbe bastare

per l'incontro con un'altra verità umana

un modo per essere salvi ognuno dalla propria contrada

se la lingua riesce a liberarsi dal palato

 

il n'y a rien au dehors de texte                    rien credimi

                        mio caro Maurice

 

ecco per te questi nove passeri infreddoliti prima di sloggiare

per la migrazione dal nostro pentagramma preferito:

                

                          i fili dell'alta tensione:

 

 

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Raymond André

(da 4 poeti abruzzesi,

Edizioni Orizzonti Meridionali, 2004)

 

 

 

Raymond André di vero ha solo il nome anche se conseguenza di un errore anagrafico. André, una sera, quando Raymond era ancora piccolo, gli chiese di sedersi sul marciapiede della rue del quartiere dei minatori italiani, Les Étrangers, a Bernissart, in Belgio. Mise una coperta sulle ginocchia e gli insegnò a guardare il cielo e a come ringraziarne gli invisibili inquilini passati presenti e futuri. Raymond si convinse prematuramente che in questa arte marziale, che chiamiamo poiesis, il n'y a rien au dehors de texte (*).  

(*) non vi è nulla al di fuori del testo

Notizie biobliografiche

Raymond André nacque in Belgio, dove compì i primi studi, e ha vissuto e insegnato letteratura a Bergamo, a Castelli e a Teramo. Ha pubblicato Segnali d'ombra (Andromeda Editrice, 1999) Le vetrate di Saint Denis (Manni, 2004) silloge con cui aveva vinto la X edizione del Renato Giorgi. Suoi testi sono giunti finalisti ai premi nazionali S. Egidio 2001 e 2004, e Poseidonia Paestum 2003.

Nel 2009, il Circolo Mario Luzi di Boccheggiano (Gr) gli ha conferito il 1° premio nella sezione Miniera e il 2° premio nella sezione Inediti del Premio Città di Montieri.

Inoltre è presente in Ondate di rabbia e di paura, la voce dei poeti dopo l'11 settembre (Rai-Eri, 2002) e 4 poeti abruzzesi (Edizioni Orizzonti Meridionali, 2004).


Antonio Alleva è nato e vive a Nocella di Campli. Ha pubblicato Le farfalle di Bartleby (Tracce 1998), Reportages dal villaggio (in 7 poeti del Premio Montale-2000,  Crocetti 2001), La tana e il microfono (Joker 2006). È presente in Vent'anni di poesia. Antologia del Premio Montale 1982-2002 (Passigli 2002), in Ondate di rabbia e di paura (Rai-Eri 2002), L'amore, la guerra (Rai-Eri/Ibiskos 2004), 4 poeti abruzzesi (Edizioni Orizzonti Meridionali 2004), in DiVersi Poeti per Sim-patia (DialogoLibri 2004) e Ombre come cosa salda - Il Purgatorio letto dai poeti, canti I-IX (Il Ponte del Sale 2009).

 

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